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Personaggio estremamente eclettico e sempre alla ricerca del limite, non solo personale e fisico dell’opera, ma anche concettuale nei confronti dei diversi problemi che si pone, indaga con curiosità e attenzione scientifica ogni ambito della sfera artistica.
Cronologicamente si inserisce nel prolifico periodo che intercorre dalla fine degli anni Quaranta alla prima metà degli anni Ottanta.
Opera fattivamente nell’ambito artistico a lui contemporaneo accanto a maestri come de Pisis, Fontana e Pollock; la Galleria del Naviglio (Milano) di Carlo Cardazzo divulga i suoi lavori nel mondo e critici quali Dorfles, Restany, Milani, Quasimodo, Altamira, De Santi, Caramel, Pontiggia, Corgnati ne hanno scritto.
Le sperimentazioni di Remo Bianco iniziano con i Tridimensionali, per passare poi ai Collage da cui nascono, nel 1957, le lucenti superfici dorate dei Tableaux dorés.
Dagli anni Cinquanta spazia, inoltre, nelle più diverse ricerche, dall’arte concettuale a quella chimica, tecnologica e alla body art.
Prosegue utilizzando la tecnica del calco e continua gli approfondimenti e le innovazioni sino a concludere il ciclo dell’Arte improntale mediante il Periodo Sadico - Mistico - Elementare in cui l’arte si trasforma da gesto di violenza ad atto infantile, contraddistinto da una scrittura semplice e da un disegno genuino.
Negli anni Settanta recupera il modellato tradizionale nella realizzazione della fase della Gioia di vivere.